SIPARIO (di Sara Briani)


SOFA NOVELS

Il brusio del pubblico che cala di intensità fino a diventare silenzio, il rumore, quasi un sibilo, del sipario che si apre, quell’attimo magico in cui una storia prende forma nella mente degli spettatori. In un attimo, il sipario che si apre, diventa la finestra della nostra coscienza, una finestra che all’improvviso fa precipitare nelle emozioni degli attori, in tutte quelle piccole, grandi verità che fanno parte della nostra vita.


La luce dei proiettori illumina la scena.

E io, qui al centro.

SIPARIO

(di Sara Briani)

Il brusio del pubblico che cala di intensità fino a diventare silenzio, il rumore, quasi un sibilo, del sipario che si apre, quell’attimo magico in cui una storia prende forma nella mente degli spettatori. In un attimo, il sipario che si apre, diventa la finestra della nostra coscienza, una finestra che all’improvviso fa precipitare nelle emozioni degli attori, in tutte quelle piccole, grandi verità che fanno parte della nostra vita.
La luce dei proiettori illumina la scena.

E io, qui al centro.

Si apre il sipario e sono io il protagonista della commedia. Sono la prima cosa che il pubblico vede, rispondo alle loro prime domande soltanto con la mia fisicità, piena di vissuto, di carattere; il mio cuoio racconta di serate piene di colori, di atmosfere romantiche, di vita. È una grande responsabilità essere in scena da solo, all’inizio. Lo spettatore in quei pochi secondi elabora cosa vede. Cosa dovrà percepire? Cosa succederà? Il carattere delle mie forme, la bellezza dei miei angoli, la forza del mio colore che sa di tabacco.


L’ingresso della protagonista, illuminata da luce bianca, in un’ atmosfera raccolta, spezza questo incantesimo, ma l’imprinting alla storia c’è stato. Quando lei dopo le prime battute viene a sedersi su di me, diventa chiaro il rapporto che c’è tra noi. Non nasce dalle parole, non nasce da quello che dice, ma dal rapporto intimo che ci unisce.

L’ho vista piangere, ridere, giocare sopra di me. È un teatro piccolo questo, vedo la gente vicina, vedo i loro sguardi mentre seguono l’evolversi della storia. Mi piace questo lavoro.

Ogni giorno una città nuova, un palco nuovo, una nuova emozione. Quanto pubblico ci sarà oggi? Come risponderà? Riusciremo a stabilire quel contatto magico in cui tutto sembra fondersi nel racconto? 

Alla fine del primo atto lei si sdraia sopra di me e inizia il suo monologo sulle scelte della vita, di come abbia sempre sbagliato uomini, della difficoltà di gestire la sua bellezza, senza averne pienamente consapevolezza, ed è bello che lo faccia sdraiata su di me, l’unico che non potrà mai tradire la sua fiducia. Ha un abito corto color panna, sento il cotone, sento la sua pelle, i suoi capelli neri mi accarezzano, ho la sensazione di abbrac– ciarla, così piccola sopra di me.
Innamorarsi della protagonista è normale, la sua bellezza, lo stare insieme tanti mesi, condividere gli applausi, vivere momenti così intimi, ti porta a pensare che non potrai più fare a meno di lei, nella speranza di essere ilsuo rifugio dove potrà sempre nascondersi e io raccogliere le sue
lacrime.


Quando nel finale i due attori si siedono vicini e lui finalmente riesce a dirle la frase che lei aspetta da sempre. La frase che sento ripetere ogni sera, a ogni rappresentazione e che ogni volta riesce a essere diversa. Ti amo! La vibrazione che parte dal pubblico arriva come un’onda sul palco e ci investe fino a farci tremare. L’applauso subito dopo sembra possa far esplodere la platea. Loro lì, davanti a me, si inchinano, si abbraccia– no, sorridono e poi, applaudendo, si voltano verso di me.

E io… sono felice!


A volte mi domando se non mi manca una famiglia. Lo stare in una casa insieme a tante persone. Magari avere davanti una televisione, diventare il collante che lega situazioni famigliari. Avere dei bambini che giocano e ridono sui miei cuscini. Magari un giorno, chissà. Per ora no, non vorrei lasciare la bellezza di questo lavoro.

Io sono un attore!

Pin It on Pinterest